Puglia. La Longobarda è stata ripescata in serie A e il losco neo presidente russo Ramenkov richiama, con la forza, il visibilmente invecchiato ma grintoso come sempre allenatore Oronzo Canà (Lino Banfi).
Così per una serie di vicissitudini dovute a promozioni e retrocessioni a tavolino, truffe, fallimenti, cessioni, la squadra di Oronzo Canà può tornare nella massima serie e disputare insieme alle altre grandi un campionato di tutto rispetto, introducendo un modulo che – dopo la Bi-zona, il modulo impossibile 5-5-5 – farà discutere e appassionare: il metodo a farfalla.
E inoltre salta fuori un suo figlio illegittimo, sbandierato dalla bionda giornalista Gioia Desideri (Anna Falchi): il centravanti brasiliano Caninho.
Fragilissima commediola parasportiva, superfluo seguito di un antico film degli anni ’80 snobbato dalla critica ma diventato un cult movie, uno dei film più visti, acquistati e chiacchierati degli ultimi cinquant’anni di storia patria.
Insomma più che un sequel è un nostalgico tributo al primo capitolo.
Il vecchio, simpatico e bravo Lino Banfi, più vicino a Nonno Libero che ad Oronzo Canà, si agita invano, mal servito da battute poco divertenti e attorniato da un folto manipolo di famosi calciatori e popolari addetti ai lavori, felici di un autoironica comparsata.
Lombardia. Il mediocre allenatore disoccupato Oronzo Canà (Lino Banfi) è ingaggiato dalla Longobarda, neopromossa in A, assunto dallo scaltro presidente che vuole retrocedere subito in serie B. Canà viene prescelto proprio per la sua manifesta incapacità, perché la serie A ha altissimi costi e il presidente non può sostenerli.
Il nuovo tecnico va in Brasile per comprare il grande Aristoteles.
Lo accompagna il falso mediatore Andrea Bergonzoni (Andrea Roncato) che col degno compare locale Giginho (Gigi Sammarchi), tenta di imbrogliarlo.
Buffa commediola farsesca, misteriosamente diventata un cult.
L’effervescente Lino Banfi, in grande forma, in una macchietta, costruita con abilità e intelligenza, che si rifa al pittoresco allenatore Oronzo Pugliese, il cosidetto mago dei poveri, sfodera tutto il suo repertorio di smorfie e di a storpiate in e. L’allenatore nel pallone non è certo un capolavoro ma esce in un periodo storico di decadenza della commedia sexy e rappresenta uno degli ultimi colpi di coda di un genere sulla via del tramonto.
La pellicola però diverte, perché punta sul calcio e su una comicità per famiglie. Il dvd ha venduto moltissimo e quindi il film è stato più visto in home video che nella versione uscita in sala.
Da notare la carrellata di personaggi famosi del calcio e del giornalismo sportivo dell’epoca, dall’incontro con un fintissimo Platini nella nebbia a quello con il vero Nils Liedholm.
Proprio la presenza sul grande schermo degli idoli dei campi di calcio, di quel periodo storico, contribuisce al successo commerciale della pellicola.
Divertente il discorso calcio-mussoliniano (però c’era già in Borgorosso), alla folla, prima della gara decisiva e la presentazione della B-zona.